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A N T E P R I M A    D E L L ' A R G O M E N T O
Lin Dze Inviato - 25/02/2010 : 23:57:32
Novilunio

All’inizio sembro' che nessuno potesse togliersi dalla mente il lento e inesorabile compiersi di quell’apocalisse cosmica. Tutti pensavamo che non avremmo mai dimenticato quella notte, la notte in cui tutto cambio'.
Quello che forse piu' impressiono', all’epoca, fu il silenzio totale in cui parve piombare il mondo nella sua interezza. Le auto si fermarono per strada, ovunque si trovassero, in qualunque posto fossero dirette e per qualsiasi motivo ci stessero andando. Il controllo aereo rimase paralizzato per lo stupore dei supervisori di turno, gli aerei inchiodati a terra. I treni restarono immobili nelle stazioni. Non e' eccessivo dire che il mondo intero si fermo'.
Incapaci di fare altro, tutti rimasero col naso per aria e gli occhi puntati sulla scena del cataclisma.
Considerate le circostanze, sarebbe stato lecito aspettarsi un rumore di qualche tipo: se non il fragore di un olocausto termonucleare, almeno l’eco del cataclisma, attenuata dagli abissi siderali che ci separavano dall’evento. E molti aspettarono sul serio l’arrivo del fronte sonoro dell’apocalisse. Attesero di venirne investiti e magari sperarono che il contraccolpo servisse a ridestarli dal torpore emotivo in cui tutti eravamo sprofondanti, volenti o nolenti; gli stessi si aspettavano, magari, che un boato di qualche tipo rivelasse che si era trattato solo di un caso di allucinazione, magari un fenomeno di illusione di massa. Credo che in ognuno di noi ci fosse una briciola di speranza che potesse essere solo un brutto sogno e cosi', in una misura o nell’altra, tutti attendevamo di risvegliarci dall’incubo. Ma attendemmo invano.
Non ci fu nessun effetto sonoro, nessuna onda acustica ci riporto' a una realta' diversa da quella che, nel breve volgere di qualche minuto, ci strappo' alle nostre radici, portandoci via un pezzo della storia che ci apparteneva e, con quella, scampoli di quanto eravamo ed eravamo stati, senza brusche soluzioni di continuita', fin dalla notte dei tempi.
Quella notte, la notte in cui perdemmo la Luna, tutti ci confrontammo per un istante con il dubbio che il satellite che si andava via via sgretolando stesse pagando per le nostre colpe. Guardavamo la palta grigia divorarla un millimetro cubo dopo l’altro e non ci rendevamo conto che i millimetri erano in realta' chilometri e che la distanza, in quel momento cosi' tragico, non attenuava solo il lamento agonizzante della Luna ma anche la reale portata dell’evento. Assistemmo impotenti alla sua disgregazione e sublimazione in qualcosa d’altro: uno sciame cosmico, secondo i termini in cui ne avrebbero poi parlato gli esperti, che ignoro' la Terra e si diresse oltre, puntando verso l’orizzonte alieno di una frontiera che potevamo solo immaginare.
Nemmeno la distanza servi' invece a ridimensionare le proporzioni dell’impatto psicologico. Ognuno cerco' di reagire come meglio pote'. Nei giorni che seguirono comincio' una lenta terapia collettiva di rimozione, che opero' a un livello profondo, penso addirittura di coscienza di specie, perche' d’un tratto eravamo stati costretti a fronteggiare – tutti insieme – la perdita di qualcosa che i nostri padri e i padri dei nostri padri prima di loro avevano dato per scontato. L’ordine delle cose si era infranto e, con esso, una parte della nostra sicurezza e della nostra audacia. Ma niente di definitivo.
A volte pero' il ricordo riaffiora. E mi ritrovo a pensare alla Luna e al suo tocco argenteo sulle montagne, alla Luna e ai pleniluni arrossati sopra i tetti delle citta', alla Luna e alla poesia che, nel corso dei secoli, non aveva mai smesso di ispirare negli uomini. Forse e' questa potenzialita', questa essenza intrinseca che non necessita forzatamente di un’espressione per rivelare la sua immensita', la cosa che piu' mi manca.
A partire da quella notte abbiamo finito per convincerci che il cielo stellato fosse tutto quello di cui avevamo bisogno. Niente Luna, niente fasi lunari, niente maree, niente giustificazioni per gli sbalzi d’umore. Il cielo stellato, con Orione a dominare incontrastato l’inverno e il sentiero luminoso della Via Lattea a risplendere sulle notti d’estate, al di la' delle stagioni e' cristallizzato in un eterno novilunio. e' tutto cio' che ci resta. Il cielo stellato e nient’altro.
Ma qualcuno ancora si domanda cosa ne sara' di quello e se le stelle sapranno meritarsi un destino diverso. Il nostro crimine ha proiettato l’ombra oscura di un’eclisse irreversibile verso nuovi e sconosciuti orizzonti, esposti da quel momento a una nuova e sconosciuta minaccia. E quei pochi che ancora ricordano la falce crescente o la luna calante come un sorriso un po’ triste aperto sul volto della notte, non possono non provare una stretta al cuore al pensiero della storia, della bellezza, del mistero, di cui siamo rimasti orfani la notte che, per una distrazione, perdemmo la Luna.



uno Strano Attrattore
Liberate gli Androidi!
4   U L T I M E    R I S P O S T E    (Prima le piu' recenti)
Dragueur Inviato - 01/03/2010 : 16:02:15
Si', tutto molto bello... Vorrei pero' invitare TUTTI i partecipanti a questo forum, e non solo gli "autori", a partecipare con qualche testo... Altrimenti qui si rischia di mettere su una "societa' di mutuo incensamento" che sara' anche carina e simpatica, ma che puo' diventare un po' sterile... Abbiamo bisogno di idee, di linfa vitale nuova, di giovincelli che ci mostrino qualche inatteso, sorprendente pezzo di bravura a noi vecchi "pistoleri"... Su', qualche Billy the Kid della SF non si fa avanti?
DottorSpock Inviato - 01/03/2010 : 11:40:06
Anche questo molto bello, come quello di Chillemi che ho appena commentato. Ed anche questo poetico e surreale, cosa dire? Oltre ai complimento per l'autore, anche un grazie all'editore che ha messo a disposizione questo "spazio narrativo".
Lin Dze Inviato - 01/03/2010 : 00:40:27
Grazie per il tuo feedback, Dario, prezioso e generoso. In effetti, come accade talvolta, il tuo occhio di lettore e' andato al di la' delle intenzioni dell'autore. E io te ne sono particolarmente grato ;-)

g/X

uno Strano Attrattore
Liberate gli Androidi!
Dario Tonani Inviato - 26/02/2010 : 13:50:17
Struggente e maliconico. Un cataclisma intimo, quasi privato, la perdita della luna. Un taglio affatto scontato per un dramma cosmico come quello che ci prospetti nella tua storia, Giovanni. A un certo punto aspettavo anch'io un suono, una nota, un colpo di tosse. Ma la palta grigia non fa rumore nello spazio... Mi ha raggelato pensare che lo stesso silenzio accompagna la devastazione del nostro corpo di fronte a mali terribili.
Bravissimo, Gio'!

P.S. Il titolo? :-)

www.dariotonani.it

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