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A N T E P R I M A    D E L L ' A R G O M E N T O
Claudio Chillemi Inviato - 27/02/2010 : 13:18:16
Ho avuto un brivido quando mi sono reso conto che la notte era finita. Non parlo di quella nera volta di stelle; non parlo di un tappeto uniforme di spazio che immenso si estende all’infinito, ma parlo di un altro buio, di un’altra tenebra. Non mi ricordo bene quando vi entrai, perche', come ogni cosa che viene da dentro, dal profondo del nostro cuore, non ha origine, e sembra non avere fine. Camminavo per strada guardandomi intorno senza vedere; il lavoro che svolgevo mi permetteva di giustificare la mia sonnolenza e il mio disagio fino al tardo pomeriggio. Facevo il DJ in una discoteca della riviera che scimmiottava degli antichi locali di due secoli prima. Non mi piaceva proprio il mio lavoro. A vent’anni e' bello mettere su qualche pezzo e rimorchiare a casa una donna alle prime luci dell’alba; ma a trent’anni e' tempo di bilanci, di consuntivi, di proponimenti per il futuro. L’altro sesso era sempre stata una costante della mia vita, lo consideravo parte di me. Pero' da un po’ di tempo mi stancava. Non perche' considerassi le donne oltre i loro meriti; non perche' mi avessero in qualche modo deluso, perche' in parte era vero il contrario; ma perche' ero stanco di vite confezionate come belle scatole vuote.
L’unica risposta che avevo saputo dare a questa mia ricerca era stata la chimica. Ironia della sorte, durante le scuole Alte di Secondo Grado che avevo frequentato a Venezia Sottomarina ero stato bocciato ben due volte in questa misteriosa materia. Ed oggi essa mi veniva in aiuto. Si trattava di piccoli confetti rosa che avevano lo spessore e la consistenza dei sogni che riuscivano a dare: piccoli, effimeri, inconcludenti. Lo sapevo bene che erano solo illusioni, ma mi occorrevano per vivere. Si dice che, quando si muore di fame, si e' disposti anche a cibarsi di carne umana. Io, seguendo lo stesso principio, mi cannibalizzavo ingerendo droghe ed alcool. Mi consumavo dall’interno come solo i disperati sanno fare.
La Droga Rosa, o Rosa piu' semplicemente, era giunta dalle lontane Terre di IO, il satellite di qualche gigante gassoso di cui non ricordo neanche il nome. Produceva una stasi del cervello, quasi una ibernazione, e si poteva, in quel lungo e interminabile momento, non pensare a nulla, morire senza morire. Poi, con la stessa irruenza, si iniziava a pensare, e si pensava cio' che si voleva. Infine, negli ultimi istanti del suo effetto, si cedeva agli impulsi piu' inusitati, dando sfogo alla propria libido o, in alcuni casi, con alcune teste calde, alla propria aggressivita', stabilendo con il partner che avesse anche lui ingerito la sostanza, un legame oltre ogni limite e ogni immaginazione, un legame vero, come quello che due molecole di idrogeno hanno con una di ossigeno formando l’acqua (l’unica formula chimica che mi ricordo, banale ma vero).
In quella sera in cui la notte fini' ero perdutamente innamorato di Melania. Aveva tredici anni meno di me, fresca, briosa, facile. Eppure, in sessanta secondi me ne invaghii perche' mi procurava un certo numero delle mie care illusioni a poco prezzo. Era la sorella del piu' noto spacciatore della riviera, e mi portava ogni ora un po’ di svago. Una soddisfazione davvero importante per il mio povero io sempre alla ricerca di nuove evasioni. Inoltre, ci sapeva anche fare, e cio' non guastava. Ma per l’appunto, alle due di una notte troppo buia, io non riuscii a trattenermi da fare qualche avance alla bella di turno che si era appoggiata sulla mia console di lavoro. Incrociai lo sguardo di Melania proprio mentre approcciavo con quella sconosciuta; per un attimo le luci psicadeliche si fermarono, mostrando come manichi i corpi stipati sulla pista; e gli occhi verdi della mia ragazzina mi condannarono come solo la navigata innocenza sa fare.
Piantai tutto. La rincorsi chiedendo perdono (aveva con se' una bella dose di pillole, non potevo perderla!), ma lei non mi stava a sentire, e scomparve tra la folla. Disgrazia volle che ad assistere a quella ridicola scena da Time Opera Marziana vi fosse (o quale tragico destino direbbe uno dei tenori) il fratello di lei che, venendomi incontro brandendo con noncuranza una bustina trasparente contenente le solite pillole, mi rimbrotto' dicendo: “Queste, per stanotte, te le scordi!”.
Fu un colpo ferale per il mio povero io che per quasi un minuto si dibatte' in un feroce tormento, per poi rimproverarsi senza pieta'. Inizio' cosi' la mia estenuante ricerca di Melania. Per quasi un’ora vagai tra le sale stracolme di gente e scoprii che l’istinto sessuale aguzza l’ingegno, permettendo a giovani coppie in calore di trovare rifugio in impensabili nascondigli. Li guardavo e sorridevo, e poi mi rattristavo, perche' non ero li' con loro a cibarmi di me. Mentre ero cosi' intento nel mio peregrinare, incontrai il padrone della discoteca che mi rimprovero' per il mio vagabondare e intimo', con un gesto della mano, che io ritornassi a lavoro. A malincuore dovetti ubbidire non senza pero' aver ingurgitato un paio di bicchieri di Brean (un disgustoso liquore che arrivava non so da quale pianeta periferico), giusto per tenermi un po’ su.
Ero distratto, svogliato, inconcludente. La pista chiese a gran voce una mia performance al mixer, pero' non ebbi nessuna forza per mettermi a divertire gli altri. “Ridi pagliaccio!”, pensai amaramente, tornando con la mente a poche ore prima, quando ero felice tenendo per mano Melania e succhiando nella mia bocca uno di quei confetti rosa. Fortunatamente, verso le quattro del mattino trovai chi prendesse il mio posto e mi rigettai alla ricerca della mia ragazza.
Chiesi, domandai, descrissi, e come in un puzzle, i pezzi di quella notte si andarono ad incastrare. Scoprii che era stata a piangere sulla spalla di Roberto, il suo ex della settimana prima. Poi, aveva parlottato per un’ora con Alex, un giovane soldato panamericano; piu' di una persona li aveva visti avvinghiati nei pressi dei bagni, all’entrata sud del locale. “Una notte movimentata, non c’e' che dire!”. Ma, non dovevo farmi prendere dalla gelosia, il rapporto con lei era ben piu' in alto dell’amore. Toccava i sogni e la chimica. Mi diressi cosi' verso il luogo dove era stata notata per l’ultima volta, e l’omino nero con la gonna che stava ad indicare il bagno delle donne, mi si paro' innanzi. Vidi uscire Mary, una delle mie tante amanti, e le chiesi di Melania. Lei mi mando' a quel paese. Allora mi feci coraggio ed entrai.
Non era la prima volta che vedevo l’interno dei servizi igienici femminili; vi avevo trascorso ore indimenticabili, ed ora vi avrei passato minuti altrettanto indelebili. “Melania…Melania!”, chiamai ad alta voce, senza ricevere alcuna risposta. Iniziai, allora, ad aprire le porte una alla volta, la tensione era grande e, istintivamente, frugai nelle mie tasche cercando quella roba di cui, per tutta la notte, ero andato alla ricerca. Ma non ne trovai. Invece, mi imbattei in una porta chiusa a chiave. “Chi c’e'?”, domandai, “Sei tu, tesoro? Perdonami amore per averti ferito!”. Mi abbassai per guardare dalla fessura ed intravidi la caviglia nuda di una donna che indossava un bracciale variopinto. Era stato il mio primo ed unico regalo per Melania. “So che sei tu! Apri! Parliamone…” e, a quelle parole, vidi apparire da sotto la porta le mie pasticche rosa che, rotolando lentamente, si fermarono ai miei piedi. Le presi, e, noncurante del luogo in cui le avevo trovate, le misi in bocca con voracita'. “Grazie amore mio”, dissi, inspirando con gagliardia una sonora boccata d’aria. Mi sentivo meravigliosamente, e cosi' chiamai ancora una volta la mia ragazza. “Melania vieni fuori che andiamo a festeggiare il tuo perdono”, e ridacchiai senza ritegno; pero', dopo aver bussato nuovamente senza riscontro, mi avviai ad uscire. Se vuole restare la' dentro buon per lei, quello che mi premeva l’ho ottenuto, pensai cinicamente.
Fermo sulla soglia d’ingresso udii uno strano rigurgito e un tonfo secco. Mi voltai di scatto e ritornai sui miei passi. Non ricordo bene quali furono tutte le mie azioni. Probabilmente gridai; poi, forzai la porta aiutato, ancora una volta, dalla chimica e dalla disperazione. Nel momento in cui il sipario si apri', vidi il corpo pallido ed inerme, bagnato dal sudore come se la brina del mattino l’avesse sorpreso. Era lei, seduta innaturalmente sulla tazza del cesso, con in pugno, stretta, quelle pillole che erano destinate a me, e che se l’erano portata via. E fu a quel in quel momento che la Droga Rosa fece il suo sporco lavoro dentro di me. Mi senti' subito male, iniziai a tremare e a vomitare, a sudare e a bestemmiare. Avevo assunto le sue pastiglie e, come scopando, si poteva creare con il partner il rapporto perfetto, anche morendo il legame era altresi' forte e realistico. In una parola, la vidi morire dentro di me morendo un po’ anch’io, quasi senza fiatare. Caddi in avanti, tra le sue gambe aperte, non per un estremo atto di incontrollata libidine, ma per trovare conforto la' dove ero nato.

Quando mi ripresi la stava portando via un’unita' di clonazione d’emergenza. Morire era un gioco da masochisti in una societa' che praticava la rinascita biologica su larga scala. L’effetto della Rosa era lentamente svanito dentro di me. Il legame chimico con la Morte era anch’esso cessato. Mi sollevai dall’unita' di stasi dove ero stato sistemato e un paramedico mi controllo' con uno scanner portatile facendomi cenno che tutto andava bene e che mi potevo togliere dalle palle. Non misi tempo in mezzo e mi dileguai. Volevo vedere il sole. La luna. Le stelle. Il mare. La vita. Una donna. Non necessariamente in quest’ordine.

Claudio Chillemi
15   U L T I M E    R I S P O S T E    (Prima le piu' recenti)
matesa Inviato - 11/10/2010 : 13:40:03
Racconto agghiacciante! Nel senso buono, raggelante, appunto. Ha l'incedere di un giallo, ma il finale, inaspettatamente, e' fantascientifico e, come la droga che descrive, ti trasmette empaticamente le sensazioni dei protagonisti. Ottimo, scritto bene.
Kosmica Inviato - 07/06/2010 : 11:18:52
Bhe'! Volevo leggere qualcosa di Claudio Chillemi, oltre Kronos, e ho trovato questo racconto. E' molto diverso da Kronos, sembra scritto da un'altra persona, anche se il finale assolutamente imprevisto e' inprevisto tanto quanto quello del romanzo. Cosa dire?, un bel racconto, con descrizioni quasi liriche , ti mette addosso un senso profondo di disagio, quasi di fastidio; mi ricorda il film Sin City, tutto in bianco e nero con parti a colori (Rosa, appunto). Non capisco perche' si dice che gli scrittori italiani non sanno scrivere fantascienzaQuelli che conosco (dalla casa editrice Elara ho letto Altomare e Montanari) mi sembrano OK Siamo i soliti esterofili
Claudio Chillemi Inviato - 07/03/2010 : 07:42:19
Si, il n. 16 di Fondazione sara' disponibile la prossima settimana, chi lo volesse richiedere scriva pure all'indirizzo indicato da Luigi Petruzzelli.
Claudio
Admin Inviato - 06/03/2010 : 14:23:00
quote:
Inserito originariamente da DottorSpock

Ho letto che ha scritto anche un libro sulla figura di Federico II, anche questo interessante e che e' curatore di una fanzine di fantascienza che mi piacerebbe conoscere, qualcuno sa dove la si puo' trovare?
Un saluto,
Dottor Spock



Ciao, Dottor Spock (il mio personaggio preferito di Star Trek insieme a Scott... non me ne voglia McCoy :-)

Federico II sara' pubblicato da noi in edizione ampliata entro fine anno.

La fanzine Fondazione (che tra l'altro, pur essendo amatoriale, ormai non ha molto da invidiare a una rivista professionale) puo' essere richiesta (leggo nel loro frontespizio) all'indirizzo fondazionesf chiocciolina tiscali.it (piccolo trucco antispam, speriamo che funzioni).

Tra l'altro, credo (correggimi, Claudio, se sbaglio) che a giorni sara' disponibile il n.16.

Edizioni Della Vigna
Luigi Petruzzelli
AETNA_NUMBER ONE Inviato - 06/03/2010 : 14:03:33
UN RACCONTO FANTASCENTIFICO DOLCE-AMARO.UN FUTURO CHE, CON TUTTI I VARI PROGRESSI OTTENUTI DALL'UMANITA',ESISTE ANCORA LA DROGA COME MEZZO PER FUGGIRE ALLA REALTA' O,COME IN QUESTO CASO,SENTIRSI E CREDERE DI AVERE UN RAPPORTO SPECIALE CON UNA PERSONA(O GRUPPO SOCIALE).
UN BEL RACCONTO DI SOLITUDINE ANCHE STANDO IN MEZZO ALLA GENTE.
L'AUTORE MOSTRA BENISSIMO,TRAMITE IL PROTAGONISTA, LE INSODDISFAZIONI ED EGOISMO DELLE PERSONE NONOSTANTE ABBIANO TUTTO.
BELLA STORIA CHE FA RIFLETTERE! BRAVO CHILLEMI
DottorSpock Inviato - 06/03/2010 : 10:38:15
Ho riletto l'Ultima Visita dopo la segnalazione entusiasta di Avatar, mi pare che non sia per nulla di fantascienza anche se sfiore il surreale. Certo, e' scritto benissimo, un vero racconto di letteratura alta (non che la fantascienza sia letteratura bassa, per carita'...), ho letto su wikipedia che Chillemi e' autore annche di un libro di poesie, oltre che scrittore generalista e autore per l'infanzia, poliedrico non c'e' che dire, mi piacerebbe leggere tutte queste cose. Ho letto che ha scritto anche un libro sulla figura di Federico II, anche questo interessante e che e' curatore di una fanzine di fantascienza che mi piacerebbe conoscere, qualcuno sa dove la si puo' trovare?
Un saluto,
Dottor Spock
Admin Inviato - 03/03/2010 : 08:43:37
quote:
Inserito originariamente da Avatar

e straordinario L'Ultima Visita che mi pare abbia vinto ad un premio prestigioso.


Ciao, Maurizio.

Se non sbaglio, ha vinto nel 2000 il premio Giovannino Guareschi, e in seguito e' stato pubblicato sulla Gazzetta di Parma.

Edizioni Della Vigna
Luigi Petruzzelli
Avatar Inviato - 03/03/2010 : 08:39:30
Carissimo Chillemi il racconto e' buono e ben scritto sanche se non rientra appieno nei miei gusti, trovo sicuramente piu' belli Guardia Medica e Ho visitato Un Cimitero di Alieni che ho letto su Uraniasat, e straordinario L'Ultima Visita che mi pare abbia vinto ad un premio prestigioso. Degnissimo anche Gli Occhi del Nemico che mi ha inquietato per il parallelismo con la realta' della nostra povera Italia.
Un saluto,
Maurizio
mccoy70 Inviato - 02/03/2010 : 12:52:02
Ciao a tutti,
ho appena commentato il romanzo di Claudio Chillemi, ma voglio soffermarmi a dire due parole su questa racconto che trovo tra i piu' belli scritti da Chillemi. Sono d'accordo con quanto sostiene dottorspock (un McCoy che da ragione a Spock e' gia' un evento, non c'e' che dire), e' un racconto che non si capisce fino in fondo, ma e' proprio questa, secondo me, la sua magia: perche' si deve capire tutto? Perche' spiegare tutto? (anche Kronos ha questo "difetto" nel finale, spiega e non spiega...)L'intuibile e' piu' intrigante dello spiegato. E poi, qui, lasciate perdere cosa c'e' da cappire, lasciatevi trascinare in questo sogno in Bianco e Nero (giusto Tonani, mi pare) e svegliare dal rosa pallido di qualcosa che vi uccide e poi vi resuscita...Ti lascia dentro qualcosa di pesante, come se hai mangiato formaggio e cipolla. Lo segnalero' ad altri amici per leggerlo.
Agostino
Dragueur Inviato - 01/03/2010 : 15:45:50
Bel racconto: straniante e inquietante, sia dal punto di vista della forma che del contenuto.Il che fa capire come spesso il "New Romancer" legato alla nostra italica tradizione possa essere interessante quanto il "Neuromancer"...
Dario Tonani Inviato - 01/03/2010 : 13:57:48
Davvero notevole, Claudio. Mi sono immaginato le scene che hai descritto in bianco e nero, forse perche' la storia vive su un contrasto continuo di suggestioni... L'unico elemento colorato e' stata la pasticca rosa: il colore seducente dell'illusione?
Compliments!

www.dariotonani.it
DottorSpock Inviato - 01/03/2010 : 11:36:43
Non l'ho capito fino in fondo, eppure mi e' sembrato bello e interessante. Ha una strana atmosfera contemporaneamente antica e futuribile. Lo stile mi sembra un po' troppo elegante per un racconto di fantascienza, con frasi quasi poetiche, come quella con cui il racconto ha inizio e quella con cui il racconto ha fine. Ripeto, non l'ho capito fino in fondo, ma l'ho trovato bello e inquitante, condivido quello detto da Hitao e Serendipity.
Un saluto
Hitao Inviato - 01/03/2010 : 10:24:28
Racconto straordinario per il senso di disagio e di inquietudine che riesce a trasmettere. Per uno come me abbituato a Star Trek un vero pugno nello stomaco! Ma scritto bene, troppo bene, con un amore dei particolari che lo rendono cosi' realistico e vivo da entrarti dentro. L'ultimo paragrafo, quello dopo lo spazio, per intenderci, mi ha dato parecchio su cui pensare. Bello, decisamente, e vero, molto ma molto vero, capace di dirci cose sul presente utilizzando metafore del futuro, quoto appieno quello detto da Lin Dze.


Lin Dze Inviato - 28/02/2010 : 23:42:49
Complimenti a Claudio! Una storia di vendetta fantascientifica immersa in un'atmosfera disturbante.

g/X

uno Strano Attrattore
Liberate gli Androidi!
Serendipity Renato Inviato - 28/02/2010 : 23:06:21
Ciao Claudio! Di tuo ho letto piu' che altro racconti trek, questo non e' Star Trek ma e' al limite della fantascienza, ed a me piace. Mi piace ad esempio (in senso letterario, ovviamente, io non ho mai preso neanche un fungo ferengi...) l'idea di questa droga che fa divenire due persone un po' come una sola anima divisa in due, avevo letto da qualche parte, ora non ricordo dove, qualcosa su questo tema, una persona prova una sensazione ed un'altra a lei particolarmente legata prova la stessa sensazione nello stesso momento... bello anche il riferimento all'unita' di clonazione, un amo buttato li' per un sequel? complimenti dunque, e resto in attesa del tuo prossimo racconto. Ciao!

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