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A N T E P R I M A    D E L L ' A R G O M E N T O
marco.kapp Inviato - 28/01/2011 : 17:11:17
SPECIE DOMINANTE

di Marco Di Giaimo


Era da giorni che non ne poteva piu' degli scarafaggi. Avevano invaso la sua casa, violato la sua intimita', oltraggiati i luoghi che dovevano essere tra i piu' igienici. Tutte le sere che Marco entrava nella doccia ne vedeva uno fuoriuscire dallo scarico, di solito dopo che si era insaponato per bene, e doveva schizzarne fuori, inorridito da quel mostriciattolo che gli strisciava tra i piedi nudi.
Marco viveva solo nella casa lasciata libera dai genitori che stavano trascorrendo le vacanze al mare.
Aveva vent’anni, e da poco lavorava come impiegato in uno studio di commercialista. Non aveva ancora preso ferie poiche' intendeva raggranellare qualche spicciolo per trascorrere una settimana in Spagna a settembre.
La casa era disposta su due piani, di cui uno seminterrato. A causa dell’umidita', del caldo afoso dell’estate e del buio si erano create le condizioni ideali per il proliferare degli scarafaggi.
Ma ora era giunto il momento di fare qualcosa: gli insetticidi non bastavano piu'. Probabilmente quegli schifosi insetti avevano sviluppato una forte resistenza e, a causa di una peculiare adattabilita' della loro specie, se ne infischiavano di polveri, spray ed esche varie.
Marco era giunto al punto di non volere piu' scendere in cantina col buio, poiche' temeva che accendendo la luce avrebbe visto un mare brulicante di orrendi corpicini neri, di antenne e di zampine che correvano a nascondersi negli anfratti piu' reconditi.
L’unico motivo per cui non aveva ancora avuto un incubo in cui lui stesso si trasformava in scarafaggio era perche' l’idea era gia' stata sfruttata.
Un mattino, al lavoro, ebbe un’idea: non appena il capo si assento' dall’ufficio cerco' su Internet un consiglio su come trovare una soluzione al suo problema.
Dopo mezz’ora circa di navigazione, trovo' un curioso sito in cui veniva proposta una ricetta per un insetticida di sicura efficacia: bastava trovare della polvere di zolfo, salnitro, polvere di carbone e poche altre cose, il tutto da mescolare in percentuali ben precise. per ultimo andava aggiunto un miscuglio puzzolente per la pastura dei pesci, per rendere piu' appetibile l’esca agli scarafaggi.
Marco trovo' la ricetta interessante, anche se gli ricordava qualcosa che aveva letto sul libro di storia alle scuole medie, riguardante la tradizione cinese dei fuochi d’artificio; con soddisfazione stampo' su di un foglio la soluzione ai suoi grattacapi.
Trovo' i vari ingredienti con poca fatica, un po’ girando i supermercati, un po’ nei negozi di pesca sportiva.
Una sera si mise di buon grado a preparare l’intruglio, che mischio' con della segatura e con la pastura, ottenendo delle piccole palline maleodoranti.
Non vedeva l’ora di posizionarle nei punti strategici: attorno al coperchio della fossa settica, sul bordo di un pozzetto a meta' scivolo, all’interno della lavanderia, e vincendo la sua paura, anche in tutti gli angoli della cantina.
Prima del tramonto esegui' febbrilmente il lavoro, guardandosi continuamente le spalle nel timore di vedere spuntare una di quelle odiate bestiole.
Finito di posizionare le trappole, scappo' di sopra, per mettersi al sicuro dal lubrico serpeggiare di quegli esseri.
Dormi' agitato, sognando di uno scarafaggio nascosto sotto il pavimento che vomitava un oceano di animaletti zampettanti, millepiedi e lumaconi neri che invadevano ogni stanza.
La mattina si sveglio' piu' stanco di quando si era coricato. Vide allo specchio un volto spiritato, con gli occhi cerchiati di rosso, e si sentiva febbricitante. La nausea lo assali' all’improvviso, impedendogli di prepararsi la colazione.
Probabilmente non aveva preso precauzioni nel maneggiare le sostanze necessarie a preparare l’insetticida. Maledetto il momento in cui aveva deciso di passare al fai-da-te. Si era dimenticato che qualche anno prima altri sempliciotti come lui erano caduti vittime di intrugli, come quel famigerato latte solare confezionato con latte di fico e yogurt che aveva provocato tremende ustioni agli incauti che l’avevano provato sulla loro pelle.
Telefono' in ufficio per avvertire che per un giorno o due non sarebbe andato al lavoro.
Si sdraio' esausto e scosso dai brividi sul divano. Solo dopo un’ora di dormiveglia si decise ad alzarsi e provarsi la febbre: il termometro segnava 39,5°C. Prese un antipiretico e si reco' verso le camere, ma venne assalito da un forte capogiro.
Riusci' a malapena a superare il corridoio che portava in camera da letto e a togliere con grande sforzo una coperta di lana dall’armadio.
Poi, si addormento'.
Si sveglio' di soprassalto, colto da un forte spavento per un incubo che per fortuna non ricordava piu', e vide che era mattino presto. L’orologio segnava le sei e mezza. Se quando si era coricato erano le nove passate di mattina, voleva dire che era rimasto addormentato per piu' di venti ore!
Ma ora si sentiva meglio: non sentiva piu' i brividi ed aveva persino fame.
Scese dal letto e si reco' in cucina per prepararsi un’abbondante colazione.
Accese la televisione, per sentire le notizie del mattino, ed ebbe un nuovo choc: il telegiornale annunciava le notizie di mercoledi', e lui si era coricato il lunedi'. Erano trascorsi quasi due giorni.
Cos’era successo? Era fortemente preoccupato; evidentemente aveva subito un’intossicazione, ma per fortuna tutto sembrava passato: la fame ed il senso di riposo ne erano la prova.
Ma se la causa dell’intossicazione era stata l’insetticida fatto in casa, chissa' quali conseguenze avrebbe portato alla popolazione degli scarafaggi? Una certa soddisfazione comincio' a farsi largo nella mente di Marco, pensando che finalmente si sarebbe liberato per un bel po’ di quegli schifosi coinquilini.
Dopo la colazione si senti' abbastanza in forze per discendere i gradini che portavano in cantina, per gustare il trionfo della vittoria sulle sudice orde dai gusci neri.
Ma una volta girato l’angolo del pianerottolo e osservato il pavimento, vide con amarezza che non vi era nessuno scarafaggio morto sul pavimento. Nessun caduto tra le schiere avversarie, nella guerra che aveva visto invece lui tra i feriti, per ben due giorni.
Scese l’ultimo gradino e, vincendo un residuo di nausea che era riapparso all’idea di trovarsi di fronte un carapace capovolto e sgambettante, controllo' i battiscopa e i pozzetti lungo i quali aveva posizionato le esche.
Non solo non trovo' alcuna vittima, ma non trovo' neppure le esche: evidentemente erano persino troppo appetibili!
Marco venne assalito da una furia nera. Non ne poteva veramente piu', pensava di impazzire. Ma no, non gliela avrebbe data vinta: si sarebbe appostato li', in cantina, ogni sera e avrebbe ucciso a ciabattate ogni singolo scarafaggio che avrebbe avuto il coraggio di mettere le sue antenne fuori dalla tana. Avrebbe vinto ogni repulsione e ogni fobia pur di vedere schiattare le viscere di quegli ignobili e vigliacchi parassiti.
Ma ecco che, nel girarsi verso la scala ne vide uno.
Era rannicchiato all’ombra del congelatore, grasso e lucido nel suo carapace nero. “Ci credo che e' grasso”, penso' Marco, “visto che per due giorni si e' rimpinzato delle prelibatezze che io gli avevo preparato!”.
Si tolse la ciabatta, pronto ad eseguire la sua condanna, ma poi cambio' idea: perche' usare una ciabatta quando si ha piu' soddisfazione usando un bel martello?
Ando' di corsa alla cassetta degli attrezzi, da cui prelevo' un pesante martello di gomma, come quello che usano i piastrellisti, e torno' a verificare che l’incauto animale non si fosse mosso.
Che fosse morto? Non poteva rischiare di farlo scappare per verificarlo, ed in piu' non voleva assistere all’orrendo sgambettare di quello sgorbio in mezzo alle sue gambe.
Prese ad avvicinarsi cautamente, lieto del fatto che lo scarafaggio se ne stesse ancora immobile.
“Ti senti sicuro di te stesso, vero? Vuoi sfidarmi, ma io ti faro' vedere chi e' la specie dominante.”
Abbasso' violentemente il martello, ma non pote' mai sapere l’esito del suo gesto: l’esplosione dello scarafaggio proietto' il martello contro la sua fronte fracassandogli il cranio.

FINE

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