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 Mauro Antonio Miglieruolo
 Paesaggi Alieni
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Milland
Moderatore

Italia
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Inviato - 08/01/2011 :  16:22:25  Mostra profilo  Visita l'Homepage di Milland  Cita e rispondi
Aspetti della Fantascienza nel confronto con aspetti della realta'

Paesaggi alieni, paesaggi lontani, paesaggi… paesaggi di miseria, paesaggi d’opulenza, pae-saggi primitivi, paesaggi ultratecnologici… Mondi, tanti Mondi differenti, Mondi accoglienti e Mondi Repellenti, Mondi vittoriosi e Mondi devastati da alieni crudeli che riducono gli autoctoni a straccioni sofferenti in continua lotta con l’esistenza. E ancora: trappole logiche, trappole culturali, trappole temporali, trappole dimensionali, civilta' del futuro e civilta' lontane del lontano passato da gran tempo scomparse, non prima pero' di aver lasciato tracce poetiche della loro esistenza, tracce che il vuoto siderale sopravvenuto mantiene intatte per noi, a imperituro ricordo del loro antico splendore. E, soprattutto, l’alieno che e' in noi proiettato fuori, nell’immaginario di un alieno prove-niente dalle stelle.
Tale era il panorama esotico che ammiravamo (stavo per dire: respiravamo) sfogliando i primi fascicoli di Scienza Fantastica, Urania, Romanzi di Urania, Oltre il Cielo e il pur modesto Cosmo (detto piu' tardi con l’aggiunta Ponzoni).
Tramite essi ci illudevamo di proiettarci nel futuro, ignorando che in realta' non facevamo che tuffarci nelle nostre speranza, dentro una immagine dilatata e a volte depurata del presente. Non di tutto il presente: dei timori, delle aspettative, dei luoghi comuni del presente, che rovesciavamo sulla realta' materiale, trasfigurandola quel tanto sufficiente da permetterci di trasformarla nel suo opposto, in una realta' immateriale abbastanza distante da poter ospitare senza attriti i nostri sogni.
Molto credibili apparivano, all’interno di tale scenario, certi paesaggi allucinati di civilta' fu-ture, o di civilta' del passato, caratterizzati da penuria e un’accesa lotta per l’esistenza. Tuttavia per quanto la fantasia li ponesse nel piu' remoto dei possibili futuri o piu' dimenticato dei mondi, il lettore attento che l’avesse voluto avrebbe potuto riconoscere che non erano altro che il riflesso di una penuria recente, fosse quella dei Monti Appalacchi, o quella della dorsale Appenninica, ancora nostra, parte dei nostri ricordi (se non anche parte dell’esperienza), vera, temuta e, attraverso la lettura, anche esorcizzata. Di quella realta' gli autori avevano consapevolezza e quella rappresentavano. Molto sogno, un po’ di Anticipazione (per altro frutto dei deliri vigili degli scienziati, piu' che degli scrittori), tanto vagheggiare e altrettanto restare con i piedi ben piantati in terra (neppure per uno scrittore di Fantascienza e' facile neutralizzare la forza di gravita').
Era un Occidente ancora povero quello dell’immediato primo dopoguerra. In gran parte di esso era la stessa sofferenza che sappiamo oggi essere del Terzo Mondo, e che, novanta anni dopo (cinquanta per noi del Secondo Dopoguerra), nelle valli metropolitane del Primo accenna a riprendere piede. Ma, ed ecco il punto, responsabile, insieme a me, di questo scritto, lo era con una sostanziale, decisiva differenza. Che allora l’Occidente aveva il monopolio della forza militare e piu' tardi dello strapotere militare (leggi Arma Zeta, oppure piu' pedestremente Bomba Atomica), mentre oggi questa forza e' condivisa da un troppo ampio schieramento di forze: nel novero delle potenze nucleari sono entrate paesi di diffusa poverta' come l’India e l’ancora piu' economicamente arretrato Pakistan.
La famosa arma Zeta, dunque, la magica arma risolutrice dei conflitti tra imperi galattici, non e' piu' monopolio del Bene (un bene che si comporta molto male), ma anche di entita' “poco rac-comandabili”, alcune delle quali inserite persino nell’elenco degli stati canaglia (vedi Corea); o che entrano ed escono dall’elenco degli stati canaglia (sono i piu' canaglia di tutti a stilare l’elenco) a se-conda del capriccio, delle alleanze e delle convenienze di Sua Maesta Unica Superpotenza.
L’arma Zeta pero' include il frammento di metallo necessario a farla funzionare. Nel nostro caso, caso terrestre (o terricolo, se piu' vi piace) non meno galattico apocalittico di quello william-soniano, il frammento ferroso e' metafora delle ancora immense riserve petrolifere del Medio Oriente; un cospicuo frammento senza il quale la vera Arma Zeta dell’Occidente, lo strapotere economico, che e' funzione dello strapotere militare (senza l’uno l’altro evapora rapidamente), non puo' con-tinuare a sussistere.
L’efficacia del Sistema Occidente e efficacia della sua molto poco virtuale SuperArma, pro-tagonista principe (insieme alla figura dello scienziato pazzo) di certa fantascienza, abbisognava (e abbisogna) di un’altra componente micidiale e insostituibile per risultare efficace; una componente senza la quale ne' la funzione di punta del complesso economico-politico-militare USA-Europa po-teva essere rafforzata; ne' l’assalto al petrolio poteva continuare. E cioe' la doppia equazione del controllo ideologico sulla forza lavoro in funzione del controllo della spesa complessiva del lavoro. Non solo per rendere possibile allo stato di guerra permanente, con il suo immenso portato di lutti, incivilta' e distruzioni, di continuare indisturbato (in assenza di una opposizione attiva e radicata nei luoghi di lavoro, l’esistenza di un’opinione contraria alla guerra, pur largamente maggioritaria, lascia il tempo che trova. Cioe' produce un 80%-90% di contrari nel paese che mutano in analoghe opposte percentuali nel parlamento (90% di favorevoli). Questa la dice lunga sulla stato della nostra democrazia e sui meccanismi in genere della democrazia medesima); ma anche la dislocazione altrove delle risorse na-zionali, magari subito dopo aver ottenuto ingenti sussidi dallo stato. Condizione quest’ultima per effettuare il salto di qualita' necessario a far diventare, tramite penetrazioni “pacifiche”, cioe' economi-che (in realta' mero preludio alla politica dei bombardieri) degli Stati Periferici, il Sistema Occidente un Sistema Mondo, disponendolo per altro secondo un gerarchia alla cui sommita' c’e' uno speciale Impero del Bene (foriero, lo ripeto e ripetero' a oltranza, di molti mali) e un gradino appena sotto la Vecchia Europa .
Questo progetto e' tanto bene riuscito che non solo le masse occidentali, che pur hanno pagato parte del prezzo, non si sono opposte, salvo alcune frazioni minoritarie dei lavoratori dell’industria; ma oggi, pur venendo ricacciate indietro verso condizioni di vita sempre piu' simili a quella che un paio di generazioni prima avevano abbandonato, hanno collaborato con la passivita' e in certi momenti attivamente, alla sua riuscita. E continuano a farlo nonostante che la prospettiva, vista anche l’entita' della crisi che stiamo attraversando, sia di arretramento per i “ceti abbienti” e di miseria inimmaginabile fino a poco tempo fa, uno stato sempre piu' lontano dal modello Primo Mondo e sempre piu' vicino (appunto) al Terzo Mondo, per i ceti non abbienti (come pudicamente vengono chiamati i poveri).
C’e' da interrogarsi allora sul perche', nonostante il retroterra di ribellioni che avevamo alle spalle (alcune parzialmente riuscite); nonostante l’accumulo di esperienza sulla reale natura delle classi dirigenti e il valore della parola dei politici, non vi sia stato alcun rifiuto a tali manovre, ne' elettorale ne' tramite sollevazioni di massa . Perche' infine, accampando come accampa qualcuno, l’assenza di reali alternative istituzionali e non, queste alternative non siano state create.
In merito avrei molto considerazioni da fare, diverse spiegazioni di offrire. Tutte quante pero' il me stesso che le elabora, respinge proprio nell’atto di elaborarle. Non si tratta di mera emotivita', anche se vi e' coinvolta, ma di qualcosa inerente alla mia propensione a vedere nelle situazioni i risvolti narrativi impliciti, che qui invece mi sembrano assenti; propensione che su questo punto risulta bloccata.
Mi chiedo allora, al fine di potervelo chiedere, coinvolgendo in questo modo l’inerzia di tanti, perche' questa masochistica accettazione delle truffe politiche, prese per i fondelli economiche, raggiri ideologici, attraverso le quali coloro che ci dovrebbero bene amministrare, ci conducono al precipizio (e domani, probabilmente, al supplizio di nuove guerre) non produca spiegazioni ne' nar-rativa adeguata. Quali ragioni dunque sarebbero in grado di giustificare questa sorta di immaginazione sospesa? Mi chiedo in particolare se queste difficolta' nascano dal mio determinato grado di incapacita' di accettazione della realta' (la realta' vera, concreta, non quella che a me piace vedere o sono stato educato a vedere: scrivere lo presuppone); oppure la realta' stessa e' troppo banale (o troppo aldila', troppo articolata) per riuscire a sollevarsi (o scendere) all’altezza di un qualsiasi racconto e ancor piu' racconto di fantascienza? Sono propenso a accettare questa ultima spiegazione. Il quadro conflittuale che avevano davanti gli scrittori dei primi decenni del secolo scorso era molto piu' semplice e facile da reinterpretare in una storia. Le stesse motivazioni che ispiravano i vari contendenti li portavano direttamente alla passione politica e da li' all’immaginazione narrativa. Al contrario oggi in cui tutto e' immagine (salva la concretezza dei superprofitti), tutto parola inautentica, tutto menzogna, e prospettive radicali di cambiamento non appaiono, neppure puo' apparire l’amica Fantascienza, con il suo benevolo messaggio o di allarme, o consolatorio o desolato disperante.
Naturalmente si tratta di una ipotesi provvisoria, oltre che sommaria, che bisognera' riempire tramite approfondimenti e modificare (o superare) tramite il confronto con altre spiegazioni, altri punti di vista.
Chi ritenesse pertanto di averne una migliore potra' non solo facilmente smentirmi opponen-domi le sue personali ragioni (o, molto meglio, un esempio narrativo, anche solo abbozzato, che contenga una spiegazione credibile delle circostanze suesposte); potra' guadagnarsi la mia personale gratitudine e probabilmente quella di tutti, aprendo piu' (lo auspico) spiragli per la comprensione della realta' che attraversiamo, che e' anche la realta' sulla e nella quale lavoriamo. Costruendo le nostre storie, mentre costruiamo la nostra vita e un pochino anche la Storia.
Sia chiaro, non mi rivolgo ai soli addetti ai lavori, ma a chiunque si interessi di Fantascienza, chiunque ne mastichi un po’ e ne conosce i meccanismi e sia in grado pertanto di intendere sana-mente cio' di cui sto parlando: sto parlando del riflesso nello specchio a volte deformante della fan-tasia (la quale deforma per meglio esporre gli aspetti grotteschi o insopportabili o paradossali della realta') del problema della liberazione, della realizzazione delle istanze di fondo, storiche, dell’essere umano; non dunque di bandierine rosse, verdi, azzurre, bianche o nere agitate al vento, ma della bandiera di tutti i colori della fin troppo calpestata umanita'.
e' una sfida che lancio. Ai fantascientisti perche' e soltanto nel loro volere e nella loro capacita' di andare oltre, di interessarsi ai grandi temi e di offrire (sia pur semplificate) soluzioni.
Confido che piu' d’uno sappia e la voglia raccogliere.


Milland

luciana
Utente ordinario

Italia
131 Post

Inviato - 10/01/2011 :  17:31:10  Mostra profilo  Cita e rispondi
Le tue riflessioni mi hanno fatto venire in mente il teatro di Samuel Beckett e il suo famosissimo "Aspettando Godot". C'entra poco con la fantascienza, lo so, ma mi sembra che la situazione attuale sia quella descritta da Beckett: una continua attesa di qualcosa che non si vuole sapere cosa sia, senza fare nulla per riceverla. Ognuno parla di cio' che gli pare, senza ascoltare l'altro e senza seguire un filo logico.
E' come continuare ad attendere che arrivi la manna dal cielo, pretendendo che Dio la mandi e, contemporaneamente, maledicendoLo perche' da un lato ritarda e dall'altro, quando arriva, e' ancora sempre la solita manna!
Questo e' il teatro dell'assurdo. O e' l'assurdita' della vita.
Per me, questa confusione nasce quando la vita non ha un fondamento, quando tutto cio' che ci circonda viene relativizzato, senza considerare che il relativismo non ha un centro e, quindi, e' di per se' destabilizzante. Gli scenari apocalittici di certa fantascienza catastrofista nascono nell'intimita' della persona quando questa si volta da tutte le parti senza fissare lo sguardo da nessuna parte, o quando resta immobile sulla sua panchina a guardarsi i piedi!
La fantascienza ha in se' una speranza, che e' quella di andare oltre la realta' attuale. Ma questo "oltre", per poter effettuare un cambio radicale del pensiero dell'umanita', deve avere un fondamento certo, ed e' quel Fondamento che fa incontrare origine e futuro nell'attualita'. Da cio' che sono sapro' cosa saro'; oggi sono il risultato di cio' che sono stato; domani faccio in tempo a diventare migliore di quello che penso di essere.

Per dirla in termini piu' strettamente letterari: c'e' chi detesta l'happy-ending dei libri (e dei film) trovandolo ridicolo, fuori dal tempo e lezioso. Se un libro e' drammatico, violento e finisce male e' piu' credibile perche' e' stata descritta la realta'. Io non concordo con questo tipo di ragionamento. Ciascuno descrive la realta' che gli piace vivere. Non lamentiamoci troppo se viviamo in un mondo da schifo, quando letteratura, cinema e televisione non fanno altro che propinarci cose violente, perverse e schifose. Il mondo ce lo costruiamo noi, anche quando pensiamo che Dio non esiste salvo prendercela con Lui quando il mondo va a puttane perche', anche se Dio non esiste, potrebbe pero' fare qualcosa di meglio per renderlo piu' vivibile. (???) Insomma, si aspetta Godot, senza aver voglia di sapere chi e' Godot, blaterando di ciance inutili, per prendercela con Godot quando non arriva.
Ecco, questa e' l'assurdita' della vita.

Robottina Stellare
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Milland
Moderatore

Italia
156 Post

Inviato - 11/01/2011 :  13:29:38  Mostra profilo  Visita l'homepage di Milland  Cita e rispondi
Trovo non solo appropriata la tua risposta, ma anche degna di approfondimento. Speriamo che qualcuno voglia riprenderla. Senza per questo trascurare quanto ho tentato di dire.
mam/milland

Milland
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syllon
Utente ordinario

Italia
114 Post

Inviato - 11/01/2011 :  14:50:17  Mostra profilo  Cita e rispondi
Io ritengo che la fantascienza oggi potrebbe avere un compito in un certo senso opposto a quello che aveva un tempo. Ossia recuperare, in parte, quel positivismo (non necessariamente ottimistico, pero') che e' andato completamente perduto ai giorni nostri. E su questo credo di interpretare correttamente quanto espresso da Loredana. Lo scenario apocalittico e' gia' tra noi, inutile rinfuocarlo; meglio mostrarne altri alternativi. In effetti, la parte sbagliata del relativismo non credo stia nella mancanza di un centro, ma nel aver messo al centro il valore sbagliato. Mi spiego con un esempio: oggi il centro di tutti i valori e' il dio denaro. Esso e' divenuto lo scopo di tutto e tutti, il motore di societa' piu' o meno organizzate. E questo e' un errore concettuale: i soldi dovrebbero essere un mezzo, non lo scopo. Purtroppo dall'altra parte si schierano culture legate a dogmi antichi (vedi gli integralismi religiosi) che non offrono certo scenari migliori, anzi. L'importante e' dunque riportare al centro l'Uomo, le sue aspirazioni, i suoi sogni. E farlo in un ottica post-moderna, "creando" se possiile una societa' che trovi la strada verso il futuro, senza subirlo. Naturalmente, una buona storia deve anche avere dei risvolti particolari, essere avvincente, mettere il dito indice sulle varie piaghe. Magari utilizzando la metafora come termine costruttivo e non solo allegorico. E poi, chi meglio degli scrittori di fantascienza puo' guardare in faccia alla realta' con cognizioni globali e con capacita' di sintesi? E offrire tentativi di risposte e soluzioni piu' o meno valide, piu' o meno fantasiose?
Forza diamoci da fare!

A.F.D.
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luciana
Utente ordinario

Italia
131 Post

Inviato - 12/01/2011 :  13:55:25  Mostra profilo  Cita e rispondi
quote:
Inserito originariamente da syllon

E su questo credo di interpretare correttamente quanto espresso da Loredana.


E chi e'? Io mi chiamo Luciana, o meglio: sono Robottina Stellare!

Robottina Stellare
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syllon
Utente ordinario

Italia
114 Post

Inviato - 12/01/2011 :  14:16:56  Mostra profilo  Cita e rispondi
quote:
Inserito originariamente da luciana

quote:
Inserito originariamente da syllon

E su questo credo di interpretare correttamente quanto espresso da Loredana.


E chi e'? Io mi chiamo Luciana, o meglio: sono Robottina Stellare!

Robottina Stellare



Oh oh... piccola "svista"! Non so da dove mi sia uscita questa "Loredana".
Scusami, robottina.

A.F.D.

Modificato da - syllon il 12/01/2011 14:19:53
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Davidg
Utente ordinario

Italia
65 Post

Inviato - 20/01/2011 :  09:26:21  Mostra profilo  Cita e rispondi
Caro Milland-Mauro, purtroppo hai ragioni da vendere. Siamo schiavi di un sistema, capitalista e neo-colonialista, che sottilmente ci priva delle nostre liberta', a partire da quella di pensiero, oltre a colpire e sfruttare gli anelli deboli, ovvero i poveri e gli emarginati del mondo.
Vedere vie d'uscita e' molto difficile. L'utopia marxista ha fallito, in quanto ha cercato di conseguire una societa' equilibrata attraverso l'eliminazione violenta di elementi "estranei alla societa'". Con la violenza e l'attacco sistematico alle liberta' non si va da nessuna parte. Esistono poi altre possibilita', alcune controllate dall'uomo, altre meno. Per esempio lo sviluppo dell'intelligenza artificiale puo' portare alla creazione di una nuova etnia di servi, spero in tutto meccanici; l'uomo potrebbe dedicarsi a compiti piu' elevati, a partire dal raffinamento del gusto e dello spirito. Ma non so se l'affrancamento dalla fatica porti davvero a un miglioramento dell'essere umano; esseri dal cervello ipertrofico e dalle gambette esili, sprofondati su un divano... e' un incubo piu' che un sogno.
C'e' poi la strada opposta, ben illustrata dai romanzi sociologici di Nino Salamone: fare un grande falo' di tutti i computer e gadget tecnologici, e ricominciare dalla terra, da una societa' contadina libera. Ma qui ci scontriamo con l'immensa pigrizia ed egoismo umano. Altri scenari parlano di olocausti nucleari, di catastrofi cosmiche causate dalle radiazioni solari o da una meteora. Nulla di rassicurante. O forse il meno peggio e' lasciare, faticosamente, le cose come stanno? (Tomasi di Lampedusa disse che occorre un grande cambiamento perche' tutto resti com'e'...)?
Certo la fantasia della fantascienza non trova molti elementi per sperare. Sembra si possa rappresentare solo piu' il buio, la notte fonda della virtu' e della solidarieta' umana; ovvero il complottto, la strategia umano-diabolica per annientare la dignita' e la vita stessa dell'uomo. Come la pensi?

Davide Ghezzo
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Milland
Moderatore

Italia
156 Post

Inviato - 28/01/2011 :  19:28:05  Mostra profilo  Visita l'homepage di Milland  Cita e rispondi
Ho fiducia nel futuro, anche se sono pessimista su quel ci riserva il piu' vicino a noi: gli uomini di buona volonta' non sono morti tutti, ne' sono morti i valori che, ognuno nel suo, ci hanno sospinto per tutti questi anni. I piu' tacciono, e' vero, annichiliti dalle brutture, dalle volgarita', dai stravolgimenti (anche della verita') operati dai mass-media; ma soprattutto avviliti per la mancata realizzazione delle promesse di pace e prospetira' che gli avvenimenti del 1989, falsi e interessati profeti, avevano fatto credere inevitabili. Non pero' tacciamo noi, appassionati di Fantascienza, ancora qui, con il ditino alzato a obiettare.
Non saranno, non del tutto, obiezioni di chi grida nel deserto. E se lo saranno, ma non credo, beh, ci siamo divertiti. Piu' ancora: abbiamo manifestato noi stessi.
Ciao, Davide!

Milland
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Davidg
Utente ordinario

Italia
65 Post

Inviato - 01/02/2011 :  15:44:12  Mostra profilo  Cita e rispondi
Ehi, che bella l'immagine del ditino alzato (l'indice, beninteso...). Mi appartiene; mi sento cosi' anch'io. Del resto per Marcuse l'arte era la grande negazione, cioe' l'opposizione allo status quo politico- sociale-culturale, che ha sempre qualcosa che non funziona.
Si', hai ragione, proviamo ancora a farci sentire. Sperando almeno in questo 'cantuccio' delle Edizioni della Vigna...

Davide Ghezzo
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