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 Galassie di Malzberg
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Davidg
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Inviato - 02/02/2012 :  10:47:19  Mostra profilo  Cita e rispondi
Barry Malzberg e' uno dei maestri che rinnovarono la science fiction, americana e non solo, in coincidenza e in seguito alla grande ondata di contestazione ideologica del '68 - con accenti ed esiti diversi, lo furono anche Zelazny, Delany, Disch, Ellison.
Questo libro, come scopriamo nel puntuale apparato del nostro editore, ebbe la prima edizione nel '75, quando Malzberg, nonostante la giovane eta', sentiva di aver ormai esplorato i territori piu' tradizionali della narrativa, e si mette a costruire quello che ben possiamo chiamare metaromanzo. E che nel '75 era certo qualcosa di nuovo, laddove oggi mi consta per esempio che in Francia le classifiche di vendita sono dominate da questo tipo di libri, melange di narrativa, critica, autobiografia.
In effetti, leggendo l'assaggio gratuito del romanzo (con un po' di fortuna un bel paniere di spesa vengo a farmelo all'Italcon di Bellaria...), ci troviamo di fronte a un'intelligenza spiazzante, un po' amaragnola, che almeno a me fa sentire l'inutilita' totale di tutti quei dialoghi infiniti e descrizioni minuziose di cui sono infarciti libri e saghe e cicli di successo, e non mi riferisco solo a vampiri e licantropi, perche' l'intero 'campo' del romanzo e' per suo DNA passibile di tali infezioni, vedasi il realismo francese dell'Ottocento (che mi sto sorbendo in dosi da cavallo e in lingua originale, per aiutare mia figlia), Hemingway, mostri sacri del Bel Paese come Elio Vittorini, e per tornare al nostro ambito, molto cyberpunk...
Magari sono un po' di parte, perche' il mio Tempo del Serpente pesca nella scia di Malzberg, pur con una differenza importante: l'autore americano rifugge - e lo dichiara esplicitamente - da escursioni intimistiche, cui io invece cedo spesso e volentieri. Ma tant'e': ho seguito un impulso cui non fu immune un certo Charles Baudelaire, non proprio l'ultimo arrivato, autore di Mon coeur mis a nu... e per la fantascienza, il nostro compianto Vittorio Curtoni.

Davide Ghezzo

Davidg
Utente ordinario

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Inviato - 02/02/2012 :  10:48:46  Mostra profilo  Cita e rispondi
amarognola

Davide Ghezzo
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syllon
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114 Post

Inviato - 02/02/2012 :  14:00:00  Mostra profilo  Cita e rispondi
Beh, la sperimentazione, l'uscire dai binari consueti, e' una cosa che e' parte integrante dell'innovazione e dell'evoluzione artistica. Tuttavia, non si puo' pretendere che tutti o molti seguano strade alternative. Sarebbe come pretendere che, in musica, tutti i compositori moderni inizino di punto in bianco a produrre pezzi dissonanti o acid-jazz. L'arte e' come un fiume con le sue cateratte, le sue imprevedibili cascate, talvolta spettacolari, ma anche con i suoi lunghi tratti tranquilli e perfettamente lisci, navigabili. E questi sono generati dalle sue impurita'. Ben venga l'innovazione se essa porta a strade maestre nuove e originali. Spesso pero' idee nuove si rivelano strade senza uscita, vani "affluenti". Osare e' merito degli impavidi, ma non sempre dei geni. Mozart era molto semplice e orecchiabile...

A.F.D.
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Davidg
Utente ordinario

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Inviato - 05/02/2012 :  22:30:28  Mostra profilo  Cita e rispondi
Bene Syllon, giusta l'osservazione sui cicli della storia artistica, e la citazione del divino Mozart. A questo punto bisognerebbe chiedersi se e' reperibile la genialita' nella storia della fantascienza. Cosi' a mente, io dico che il primo Wells, l'ultimo Lovecraft, l'Asimov di Nightfall, Bradbury e Matheson e Clarke nei loro racconti piu' fulminanti, Dick nelle sue realta' alternative e Ballard nelle sue catastrofi interiori hanno attinto e illustrato idee cosi' sublimi e spiazzanti da poter essere ascritte a quella rarefatta categoria. Il resto, in linea di massima e salvo mie clamorose dimenticanze o casi su cui si puo' comunque discutere, e' un impasto piu' o meno riuscito di immaginazione, riflessione, talento. Attenzione pero' che fa piu' scuola il talento che il genio; le sue espressioni sono piu' alla portata dei comuni mortali che si cimentano. Esiste il petrarchismo, non il dantismo; la poderosa costruzione della Terra di Mezzo del professor Tolkien ha generato l'infinita filiazione del fantasy, a partire dal furbo Terry Brooks, a ripetizione di schemi facilmente ricalcabili; mentre le ucronie e i molteplici livelli di realta' dei romanzi corali dickiani hanno portato in scia non altro che confusi pastiche, per quanto insigniti dei massimi premi - in base a criteri di moda e vendibilita'... il Pirandello della fantascienza, appunto Philip Dick, si staglia sempre piu' irraggiungibile, come riconosciuto anche dai cineasti, che continuano ad attingere alla sua opera.

Davide Ghezzo
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syllon
Utente ordinario

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114 Post

Inviato - 05/02/2012 :  23:58:05  Mostra profilo  Cita e rispondi
Beh, Davide (a proposito, io mi chiamo Alfonso), in pratica diciamo la stessa cosa. Mozart, Ciaikovskij, Beethoven restano inimitabili e irragiungibili. Pero' chi ha fatto scuola sono i Brahms e gli Chopin, dei grandi ma non dei geni. Ma al di la' dell'esempio musicale, la sci-fi e' un genere che segue degli schemi all'interno dei quali fantasia e creazione possono essere rivoluzionarie, ma al di fuori di essi non so fino a che punto sia consentito osare. Anche perche' se la "massa" gia' legge poco la fantascienza "normale", non saprei che benefici potrebbero apportare delle innovazioni, per quanto interessanti, simili a quelle che tu citi.


A.F.D.
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