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 Memorie di Massima Sicurezza (GZ Editori)
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Milland
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Inviato - 13/03/2013 :  16:52:13  Mostra profilo  Visita l'Homepage di Milland  Cita e rispondi
Il libro, insieme a "Storie alla Melanina Verde", pubblicato a dicembre dalle Edizioni della Vigna, verra' presentato Venerdi' quindici marzo a Fiuggi, Hotel Ambasciatori, alle ore 16.30.
Ecco la recensione che su:
MEMORIE DI MASSIMA SICUREZZA di Mauro Antonio Miglieruolo
ha fatto Orazio Barrese
***
Orazio Barrese e' stato redattore di politica estera di “Paese Sera”, per sei anni inviato speciale e capo redattore del quotidiano “L’Ora” di Palermo. Ha scritto, tra l’altro, “La Guerra dei Sette Anni. Dossier sul Bandito Giuliano” (Rubettino, 1997) e, insieme a Massimo Caprara, “L’Anonima DC” (Feltrinelli, 1997). Nel 2010 ha pubblicato il suo primo romanzo “Il Pianoro delle Quaglie” (Rubettino), che Andrea Camilleri in prefazione ha definito «un romanzo ma, insieme, un saggio storico, un poema in prosa, un racconto epico».
***
So bene che non e' corretto per un recensore anticipare un giudizio su un libro prima di averne esposto le linee essenziali, la trama, il contenuto, lo stile e cosi' via. Ma vi possono essere scritti, le famose eccezioni, che consentono di sorvolare sulle regole e sulle remore e' il caso di Memorie di Massima Sicurezza, uno straordinario romanzo che ti prende alla gola, ti coinvolge, ti strema, ti fa finalmente sentire la scrittura, viverla, persino “ soffrirla”. L'autore e' Mauro Antonio Miglieruolo, un originale e prestigioso scrittore di fantascienza, al quale pero', dopo quest'opera, non dev'essere assegnata alcuna attribuzione, salvo quella dello spessore. e' uno scrittore tout court, un robusto scrittore. Perche' e' un'impresa ardua scrivere un libro nel quali i fatti sono o vengono esposti come sensazioni, emozioni, vaneggiamenti, dolore. Potremmo anzi dire che Memorie di Massima Sicurezza deve la sua forza alla capacita' dell'autore di immedesimarsi non tanto in uno psicopatico, quanto nella psicopatia e di registrare e analizzare lunghi attanaglianti deliri.
Fatta questa premessa, si puo' cominciare a parlare del romanzo che e' la storia o meglio il lamento disperato di un recluso, - ma anche dell'umanita' intera, anch'essa imprigionata dal potere nelle megalopoli della subordinazione e della prevaricazione, - incapace di reagire se non forsennatamente e con modalita' del tutto incongrue, in quanto la protesta si traduce in un frequente autolesionismo piu' che in una mirata ed efficace contestazione dell'arbitrio e della violenza.
Una storia apparentemente senza trama, salvo qualche magro ma tutt'altro che irrilevante inciso, come quello della “capretta”, una ragazza di 17 anni che il protagonista quarantottenne, tornato in liberta' vigilata, incontra per caso e alla quale consentira' malvolentieri di stargli accanto, perche' nonostante la notevole differenza d'eta', nonostante egli sia sovraccarico di malanni e di fobie, e' lei ad averne bisogno di occuparsi di lui e non viceversa. Nella lunga narrazione vi sono alcuni paragrafi di incursioni nel fantastico, in altri mondi e in altre dimensioni. Si potrebbe immaginare che l'autore faccia rientrare la fantascienza dalla finestra. Non crediamo che sia cosi'. Riteniamo che tali incisi, del tutto marginali nella struttura del racconto, siano allucinazioni, funzionali alla descrizione - ma anche al rifugio - di una mente malata.
Il racconto, in prima persona, parte dalla fine di un'era, il tempo dell'innocenza e dell'incanto, che “non ha lasciato dietro niente, niente di buono” e a ricordare il passato rimane solo il protagonista, e forse qualcun altro a lui sconosciuto. Improvvisa, infatti, “ venne la rassegnazione, la dimenticanza... Quel che era stato non lo era mai stato, o lo era stato in modo diverso...Per una questione semplice a ben considerare: avevamo creduto, non credevamo piu', non volevamo neppure ricordare/sapere di avere creduto”. La conseguenza e' la perdita di tutto, persino dei nomi, ed ovviamente della dignita', con in piu' la sofferenza della cella, che diventa tormento, atrocita' quando non e' consentito neppure di tentare di sapere come e per quali motivi vi si e' entrati. “...io ero qualcosa in piu' di un non libero. Ero COSTRETTO”. Va notato che l'autocommiserazione, i lamenti, le angosce, la denuncia hanno una reiterazione che a prima vista puo' apparire eccessiva, ma che e' ancora uno strumento di coinvolgimento,
Ecco quindi il dettagliato resoconto di una lacerante follia, e dei farneticanti tentativi di rinsavimento sui quali comunque grava un “eterno di crudelta'” praticata certo dalle guardie e dal “commissario”, ma anche dai compagni di detenzione che, salvo rari momenti, diventano anch'essi aguzzini. In questi itinerari “la pazzia diventa ragione e la ragione pazzia”. Anzi la pazzia e' un rifugio e un rimedio per continuare, per alimentare la “nostalgia del futuro”, di un futuro estremamente nebuloso nel quale la sofferenza appare come la meno atroce delle prospettive.
Nel lungo delirio ci si accorge tuttavia che la speranza - e la speranza mette paura - obbliga a rinsavire o a far finta di rinsavire, imboccando un percorso di consapevolezza, come risposta al bisogno di vivere. O di morire. Con risultati inquietanti. Ad esempio il protagonista, una volta libero, in uno zoo sega le sbarre della gabbia di una tigre, la quale si avventa su alcuni visitatori e li sbrana. Forse in quel momento il nostro personaggio, s'identifica con la tigre, assegnando ad essa il compito di una vendetta indiscriminata.
Come e' evidente, numerosi e tutti pregnanti sono i livelli di lettura e non soltanto quelli che riguardano la vicenda personale, o la condizione carceraria, o l'esplorazione psicanalitica. A nostro avviso, la chiave di lettura e' anche, se non soprattutto, di natura sociologica e persino politica. Del resto, nel sapere di avere creduto e di non credere piu' si puo' intravvedere la causa della crisi della democrazia nel nostro paese, di una devastata condizione etico-politica.
Di certo il romanzo puo' essere visto come una metafora della condizione umana, tematica peraltro da sempre particolarmente cara a Miglieruolo, come dimostrano alcuni dei suoi precedenti - e avvincenti - scritti. Anche per questo riteniamo che non basta acquistare e leggere Memorie di Massima Sicurezza; bisogna diffonderlo e discuterne, perche' rigurgiti di autoritarismo sono ancora dietro l'angolo se si vedono riaffiorare cupe nostalgie e si arriva a mettere in discussione conquiste di civilta', che sembravano irreversibili.

Orazio Barrese

vedi: http://www.gz-editori.it/memorie-di-massima-sicurezza/


Milland

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Inviato - 23/04/2013 :  13:41:43  Mostra profilo  Visita l'homepage di Milland  Cita e rispondi
Il romanzo puo' essere reperito al seguente indirizzo:


http://www.ultimabooks.it/memorie-di-massima-sicurezza

Milland

Modificato da - Milland il 23/04/2013 13:42:16
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Milland
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Inviato - 23/04/2013 :  13:43:41  Mostra profilo  Visita l'homepage di Milland  Cita e rispondi
Dimenticavo:
il costo e' di 5,99 euro

http://www.ultimabooks.it/memorie-di-massima-sicurezza

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