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 La SF e' morta? (Da un pulp del 1935)
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Admin
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Inviato - 18/06/2013 :  08:50:29  Mostra profilo  Visita l'Homepage di Admin  Cita e rispondi
Stamattina, sfogliando una vecchia rivista americana, mi sono imbattuto in un pezzo che, visti i periodici commenti sulla morte della SF, potrebbe essere stato scritto anche ieri. Vedete un po' voi...

Da Wonder Stories, giugno 1935, pag. 9 (parte dell’introduzione al racconto Seeds from Space):

It is safe to say that the average reader of science-fiction thinks that all the plots have been used at one time or another, and that there is nothing new under the sun as far as an entirely new idea in science-fiction is concerned.

Si puo' affermare con certezza che il lettore medio di fantascienza pensi che una volta o l’altra tutte le trame siano gia' state sfruttate, e che per quanto riguarda un’idea completamente nuova di fantascienza non ci sia niente di nuovo sotto il sole.

OK, giusto come curiosita'

Edizioni Della Vigna
Luigi Petruzzelli

Milland
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Inviato - 04/03/2014 :  09:31:44  Mostra profilo  Visita l'homepage di Milland  Cita e rispondi
Una curiosita'? Certamente. Ma sulla quale riflettere. Potrebbe contenere elementi che consentono di meglio definire non la fantascienza, ma la medesima letteratura. La fantascienza, come ogni altro genere letterario, probabilmente non ha nulla a che vedere con la novita', la novita' delle idee, intendo, ma con la forma storica che idee e valori, trasformandosi, lentamente assumono (amore per noi e' una cosa, per gli uomini dell'Ottocento gia' un'altra: anche se ambedue le concezioni afferiscono a una medesima necessita' umana). La sensibilita' di ogni epoca poi, rispetto a idee e valori, muta, mutano le gerarchie, mutano i divieti e le richieste delle persone: mutano incessantemente. La letteratura di fantascienza, come tutte le cose umane, un giorno perira', ma non perche' sono finite le idee, LE IDEE NON FINISCONO MAI, ve ne sono sempre nuove in circolazione, ma perche' sara' finita la spinta a produrla, l'interesse delle masse allo specifico approccio proposto dalla fantascienza, al suo particolare modo di trattare le idee.

Milland
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Admin
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Inviato - 04/03/2014 :  12:32:05  Mostra profilo  Visita l'homepage di Admin  Cita e rispondi
quote:
La fantascienza [...] ma con la forma storica che idee e valori, trasformandosi, lentamente assumono. [...] La sensibilita' di ogni epoca poi, rispetto a idee e valori, muta, mutano le gerarchie, mutano i divieti e le richieste [...]


Concordo. A quando una Storia sociale della fantascienza? (Al liceo avevo letto una Storia sociale dell'arte, se non ricordo male l'autore era Hauser.) Chi se la sente?

Edizioni Della Vigna
Luigi Petruzzelli
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Milland
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156 Post

Inviato - 04/03/2014 :  21:20:51  Mostra profilo  Visita l'homepage di Milland  Cita e rispondi
Io sarei tentato, ma occorrebbe lo sforzo congiunto di diverse voci, discordanti e concordanti nello stesso tempo, per riuscirci.


Milland
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Admin
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352 Post

Inviato - 05/03/2014 :  08:37:36  Mostra profilo  Visita l'homepage di Admin  Cita e rispondi
Vero. Ne riparliamo privatamente.

Edizioni Della Vigna
Luigi Petruzzelli
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Milland
Moderatore

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156 Post

Inviato - 05/03/2014 :  11:50:00  Mostra profilo  Visita l'homepage di Milland  Cita e rispondi
Ok, con calma, aspetto...

Milland
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Quorra
Moderatore

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Inviato - 17/03/2014 :  17:30:02  Mostra profilo  Visita l'homepage di Quorra  Cita e rispondi
quote
La fantascienza, come ogni altro genere letterario, probabilmente non ha nulla a che vedere con la novita', la novita' delle idee, intendo, ma con la forma storica che idee e valori, trasformandosi, lentamente assumono...


Caro Milland trovo questa frase davvero perfetta, soprattutto perche' incontra una mia elucubrazione dopo aver visto il film "RoboCop", quello nuovo. "RoboCop" e' una idea fantascientifica proveniente dagli anni '80 (quindi neanche tanto vecchia) riproposta nel 2014 con una nuova lettura e questo mi ha fatto ragionare sulla diversa esperienza, dal momento che ho "vissuto" entrambi i film in due momenti diversi: diversa la lettura dell'autore, diversa l'interpretazione dello spettatore, diverso il momento storico e alla fine cambia l'intera esperienza e non parlo di quella visiva ma di quella sociale e contestuale. "RoboCop" diviene quindi un perfetto esempio a supporto di quello che tu hai scritto.

Quorra
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