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Dragueur
Utente junior

Italia
30 Post

Inviato - 01/03/2010 :  14:51:35  Mostra profilo  Visita l'Homepage di Dragueur  Cita e rispondi
PUNTI DI VISTA

Era una giornata come tante, calma e piena di luce quando il giovane Ermete, promettente bancario in carriera e single di belle speranze, decise di utilizzare la pausa pranzo per fare due passi nel parco vicino alla banca dove lavorava. Non era la prima volta. Si recava spesso, quando cominciava la bella stagione, in quella tranquilla area verde. A volte passeggiava, tentando di digerire in tempi ragionevoli lo spuntino del Mc Donald, lungo i vialetti coperti di ghiaia bianca, incrociando qualche pensionato o qualche donna con bambini, altre volte consumava il pasto seduto su una delle bianche panchine di marmo, mentre il sole scherzava tra le fronde degli alberi. Rilassante, tutto sommato. Brevi parentesi sonnolente in cui Ermete si permetteva il lusso di non pensare ai mutui, ai tassi d’interesse, ai titoli di credito… Fissava lo sguardo, un po’ svagato, sulla forma di un ramo o di una foglia, su un riflesso di luce, su una farfalla svolazzante o sull’incedere teneramente goffo di un bambino. I suoi occhi sembravano, in quei momenti, assorbire completamente le immagini sulle quali si soffermavano, fino a riempirsene senza lasciare spazio per nient’altro… Un’ubriacatura visiva che scacciava ogni altro pensiero, ripulendogli la mente dalle cifre iridescenti che, fino a poco prima, gli avevano ballato davanti agli occhi.
Quel giorno, come faceva spesso, il giovane bancario si spinse fino alla radura circolare, cintata da una fitta schiera di alti pioppi, che sorgeva proprio nel cuore del parco. Era ricoperta da un verde, soffice prato all’inglese, piacevole da calpestare. In genere Ermete, a quell’ora, non trovava nessun’altro nel prato, perche' i turni preferiti dalle mamme non coincidevano quasi mai con la sua pausa pranzo, e gli anziani pensionati di solito non amavano spingersi in quel luogo sempre in ombra, un po’ umido, preferendo riscaldare le vecchie ossa ai raggi del sole.
Ma quella volta Ermete scopri' di non essere solo. Una figura maschile alta, un po’ allampanata lo aveva preceduto e adesso contemplava immobile, dandogli le spalle, la distesa verde smeraldo del prato. Quando il bancario si affianco' all’uomo e lo supero', lanciandogli una breve occhiata di discreta curiosita', vide che si trattava di un anziano dal volto ossuto, i capelli argentei dai riflessi violacei alla luce del sole. Mentre se lo lasciava alle spalle, dirigendosi verso la fresca erbetta del prato, Ermete fece in tempo a notare, con la coda dell’occhio, che il vecchio lo fissava con sguardo prima perplesso, poi sempre piu' sorpreso, finche' negli occhi azzurri dell’anziano, contornati da profonde rughe, non baleno' un’espressione preoccupata… Il bancario si volto' allora a guardarlo, con aria interrogativa, continuando pero' a camminare, finche' si fermo' di botto quando il vecchio, non riuscendo piu' a trattenersi, gli indirizzo' un gesto di allarme.
«Ma cosa fa!» gli urlo' dietro con voce roca.«Vuole fare il bagno vestito?»
«Il… bagno?» mormoro' Ermete, quasi a se stesso, dubitando di aver capito bene.
«Guardi che l’acqua di questo laghetto e' profonda, anche se dalla riva non sembra…» aggiunse l’altro, avvicinandosi al giovane e scrutandolo con aria un po’ circospetta, come a voler capire che tipo si trovasse di fronte.«Io lo dico per lei, pero'… se vuole gettarsi nell’acqua con tutto il completo di lino e le scarpe di pelle, che sarebbe pure un peccato perche' mi sembrano roba costosa, si accomodi pure… Me lo diceva sempre, la mia povera moglie, che dovevo imparare a farmi gli affari miei…»
Ermete, che stavolta aveva compreso bene tutte le parole del vecchio, gli indirizzo' un sorriso imbarazzato, incerto su come comportarsi. Evidentemente, aveva beccato il solito anziano fuori di testa, oppure un inguaribile burlone… Anche se, a dire il vero, gli sembrava che l’uomo facesse molto sul serio. Indeciso se assecondarlo o meno, il giovane rimase qualche istante immobile, con le mani in tasca, scrutando gli occhi dell’altro alla ricerca di qualche traccia di follia. Strano. L’espressione del vecchio sembrava tranquilla. Non doveva essere pericoloso, almeno a giudicare dal suo atteggiamento.
«La ringrazio, ma non deve preoccuparsi per me,» rispose allora Ermete, riprendendo sicurezza. Fece un cenno di saluto e ricomincio' a camminare, voltando le spalle all’anziano, verso il centro della piccola radura. Dopo pochi passi, fu costretto pero' a fermarsi di nuovo, paralizzato dal grido soffocato che udi' dietro di lui. Voltandosi di scatto, vide l’alta figura del vecchio che si protendeva gesticolando dal bordo della radura… Si appoggiava ad un tronco d’albero, come avesse paura di cadere, gli occhi strabuzzati da un immenso stupore…
«Ma… si sente male?» disse il giovane, tornando indietro a passo svelto. In fondo era un bravo ragazzo, abituato a preoccuparsi delle persone, anche di quelle estranee. Ma il vecchio, come lo vide avvicinarsi, fece un balzo indietro, protendendo le mani come per scacciare un’apparizione orribile.
«Sta’ indietro!» urlo' con voce soffocata, lo sguardo sempre piu' allucinato.«Come fai a camminare sull’acqua? Solo Nostro Signore ci riusciva! Vai via, demonio! Non ti avvicinare!»
Questo e' proprio tutto suonato, poveraccio, penso' Ermete, con un misto di compassione e d’inquietudine. Ma quale acqua del cavolo? Non lo vedeva che si trattava di un solido, anche se soffice, praticello all’inglese? Certo che ce n’era, in giro, di gente strana… Segui' con lo sguardo il vecchio che si allontanava di corsa, incespicando, sconvolto come se avesse visto chissa' che… Del resto, riflette' Ermete scuotendo la testa, se nella sua mente bacata davvero lo aveva veduto camminare sulle acque… beh, c’era in effetti di che rimanere sconvolti!
Stava tornando sui suoi passi (la pausa pranzo era quasi terminata), continuando a riflettere sulle bizzarrie della mente umana, quando, vicino all’uscita del parco, una madre con carrozzina al seguito gli indirizzo' dei cenni frenetici, gli occhi spalancati dal terrore.
«Aiutaci, per carita'!» gli sibilo' la donna bionda, il volto esangue e la voce fioca, strozzata dall’angoscia.«Fai attenzione… Non stare li' impalato! Prendi qualcosa per difenderci! Un ramo, una pietra… Proteggi il mio bambino, per pieta'!»
«Ma che sta dicendo, signora?» sbotto' Ermete, che cominciava a maledire il momento in cui aveva deciso di venire al parco. Ma erano diventati tutti matti, da quelle parti? «Non capisco… Dovrei proteggervi da… cosa?» insiste', in tono seccato. Cominciava davvero a stufarsi di tutte quelle stranezze…
«La belva, la'… Ma non la vedi?» urlo' la donna, isterica.«Stai attento! Si sta avvicinando! e' proprio davanti a te! Mio Dio, salvaci!»
Ermete, per puro istinto, lancio' intorno un rapido sguardo circolare, tutti i sensi all’erta. Ma il parco era in quel momento tranquillo, piu' solitario e silenzioso del solito. Niente belve scappate da improbabili zoo, o circhi. Quando si volto' di nuovo verso la donna, vide che era svenuta. Tanto meglio, penso' con una scrollata di spalle. Aveva smesso di urlare assurdita'. Si diresse di corsa verso l’uscita, in cerca di aiuto per la matta. In fondo, squilibrata o no, aveva pur sempre un bambino nella carrozzina. Per fortuna, la prima persona in cui Ermete s’imbatte', appena uscito dai cancelli del parco, fu un poliziotto.
«Venga con me», lo prego' il bancario, affannando per la corsa e la tensione.«Una donna si e' sentita male, li' nel parco.»
«Ah… si e' sentita male…» mormoro' l’agente, squadrandolo sospettoso.«E come mai tu sei sporco di sangue?»
«Di… sangue?» mugolo' il giovane, controllando incredulo, in cerca di macchie, i suoi abiti pulitissimi… Altro che sangue. Nemmeno una macchiolina dell’olio di Mc Donald, c’era, sul suo completo di lino candido…
«Ma che sta dicendo, scusi…» si rivolse, implorante, al poliziotto che stava gia' sbloccando la fondina.«Io ho solo visto una donna che ha dato fuori di matta, e poi e' svenuta…»
«Non e' che l’hai ammazzata tu?» replico' l’agente, impugnando la pistola d’ordinanza e le manette.«Guarda, per il momento evitiamo guai… Metti le mani dietro la schiena e…»
Ermete non gli fece terminare la frase. Uno strano istinto lo spinse a colpire l’agente con un pugno. Non penso' a quello che stava facendo, ne' alle conseguenze del suo gesto. Sapeva solo che doveva allontanarsi da li', da quel luogo maledetto dove tutti sembravano vedere cose diverse, cose che lui non riusciva a vedere… Via, doveva scappare via, lontano, per riflettere a mente fredda su cio' che gli stava capitando…
Lascio' a terra il poliziotto e si lancio' lungo il viale pedonale che costeggiava il parco, con l’intenzione di gettarsi in qualche stradina laterale per seminare eventuali inseguitori. Anche il viale era quasi deserto a quell’ora. Un passante, che lo vide sfrecciare al centro del viale, agito' un braccio verso di lui.
«Ma che fai, vuoi morire?» gli urlo' dietro.«Sei pazzo! Ma dico io… correre cosi' in mezzo alle auto! Poi dicono che succedono gli incidenti!»
Naturalmente, le auto non avevano mai transitato in quel viale, e non lo facevano neppure in quel momento. Ma il bancario era troppo impegnato a scappare, senza neppure sapere dove, per porsi il problema. Quel tizio vedeva le auto? Bene, si accomodasse pure. Ermete non sapeva che farci.
Svolto' in una stradina laterale, poi in un’altra. Conosceva bene quel quartiere. Ora riusciva a pensare con piu' lucidita'. In poco tempo, tagliando attraverso scorciatoie, avrebbe finalmente raggiunto casa sua, dove sarebbe stato solo e al sicuro…
Appena svoltato l’ennesimo angolo, pero', un corpo che correva in direzione opposta gli ando' quasi a sbattere contro. Il giovane evito' di un soffio la collisione, afferrando per istinto la figura che quasi lo aveva travolto. Era una ragazza. Ermete ebbe il tempo di notare che era molto carina, ma molto sconvolta. La tipa cerco' subito di divincolarsi dalla stretta del bancario, tento' addirittura di mordergli le mani con cui le serrava le braccia… Poi, vedendo che i suoi sforzi erano vani, perche' il giovane continuava a scuoterla gridandole di calmarsi, si lascio' andare di colpo come un sacco vuoto, fissandolo negli occhi come se volesse capire qualcosa, qualcosa per lei fondamentale…
«Che ti e' successo?» le chiese Ermete, lanciando intorno occhiate sospettose. Forse faceva male a trattenersi li', in strada, ma quella povera ragazza sembrava davvero sconvolta, e poi era carina…
«Tu… mi vedi?» rispose lei, i grandi occhi scuri pieni di angoscia.
«Certo che ti vedo!» replico' il giovane, irritato.«Non sono mica cieco!»
«Non volevo dire questo…» mugolo' la ragazza, la voce stanca ridotta a un sibilo.«Voglio sapere se mi vedi come sono…»
«Beh… sei una tipa niente male, se e' questo che vuoi sentirti dire,» sorrise Ermete, mentre un po’ della tensione accumulata scemava all’improvviso.«Perche' non mi dici che diavolo…»
«Dio sia ringraziato,» lo interruppe lei, con un sospiro.«Credevo che sarei impazzita… Senti, togliamoci di qui. Credo di essere riuscita a seminare quello che m’inseguiva, ma non ne sono sicura…»
«Chi t’inseguiva, e perche'?» replico' Ermete, tirandosi dietro la ragazza per un labirinto di stradine per fortuna solitarie.«Io stavo scappando da un poliziotto che mi ha visto coperto di sangue…»
«Tu non sei sporco di sangue.»
«Grazie. Mi fa piacere sentirmelo dire.»
«Non c’e' di che. Anch’io sono contenta che tu riesca a vedermi come sono… A proposito, io mi chiamo Lucia. Sai, la persona che m’inseguiva voleva ammazzarmi a fucilate… Credo che fosse un appassionato di caccia, convinto di trovarsi in un bosco… Gridava frasi senza senso riguardo ad un cervo… Ma inseguiva me. Ero io, l’animale che braccava. Una cosa terribile…» La ragazza inizio' a singhiozzare. Ermete le strinse di piu' il braccio, per comunicarle forza.
«Credo di capire che vuoi dire,» assenti'.«Penso mi sia capitato, piu' o meno, lo stesso problema… Ho incontrato persone che vedevano ognuna cose diverse… Come se avessero tutti allucinazioni. Eppure erano convinti di vedere cose che io invece non vedevo… Comunque piacere, io sono Ermete.»
«Frammentazione soggettiva della percezione visiva,» commento' la ragazza a bassa voce, come parlasse a se stessa.
«Cosa?»
«Scusa, riflettevo tra me… Sono ricercatrice alla facolta' di neuropsichiatria, tempo fa li ho pure studiati, questi problemi. In realta', la visione e' sempre abbastanza soggettiva. Anche se guardiamo insieme, ad esempio, un colore o una figura qualsiasi, non possiamo essere certi che stiamo vedendo entrambi, esattamente, lo stesso colore o la stessa figura… La percezione non potra' mai essere, per sua stessa natura, completamente oggettiva.»
«Si', pero' qui si sta esagerando,» mugugno' Ermete.«Sembrano tutti in preda all’acido lisergico…»
«Dev’essere successo qualcosa. Qualcosa di grave, che ha alterato la percezione visiva della gente, annullando tutti i parametri comuni…»
«Ma com’e' possibile, una catastrofe del genere?»
«E io che ne so… Forse un gas, oppure un virus… Ma dove stiamo andando?»
«Avevo intenzione di tornare nel mio appartamento, a pochi passi da qui… Ma forse, visti gli ultimi sviluppi, ci converrebbe lasciare la citta', non trovi? Rifugiarci in campagna, nascondendoci per quanto possibile alla vista degli altri. Non vorrei che i miei vicini mi scambiassero per un pitone, oppure per un carro armato pronto ad attaccarli… Che situazione assurda!»
Lucia annui', stancamente.«Sono d’accordo. Andiamo via da qui, subito.»
Trovarono un’auto abbandonata, con mezzo serbatoio pieno e le chiavi infilate nel cruscotto. Chissa' cosa aveva visto il proprietario, al posto della macchina, per fuggire lasciandola cosi' in mezzo alla strada…
«Ma perche' rovinate una pianta cosi' bella? Teppisti!» li apostrofo' un’anziana signora che li incrocio' mentre salivano in auto.
Ermete e Lucia non la degnarono di uno sguardo. Non ne avevano bisogno. Sapevano entrambi che avrebbero visto, con ovvie ma piccole differenze, la stessa persona: una vecchia petulante che vedeva piante al posto di automobili, e chissa' che altro. Nell’intera citta', e forse in tutto il mondo, vagavano individui ormai chiusi, incomunicabili nella propria egocentrica, soggettiva percezione della realta'…
Ma e' mai esistita, una sola realta' vista da tutti?, penso' Ermete mentre guidava sulle strade principali, ormai in preda al caos, brulicanti di monadi intente ad inseguire ognuna le proprie personalissime, esclusive visioni…
Si volto' verso Lucia, ormai addormentata sul sedile al suo fianco. La paura, lo stress, l’angoscia avevano ceduto il posto all’abbattimento. Povera ragazza. Per qualche strano miracolo, penso' Ermete con un senso di sollievo, almeno loro due vedevano le stesse cose. La frammentazione della percezione visiva, per qualche motivo misterioso, non li aveva toccati. Chissa' se esistevano ancora, da qualche parte, altri uomini e donne che avrebbero visto un tramonto, una mucca, un bambino allo stesso modo in cui li vedevano loro…
Comunque, almeno per il momento, Ermete e Lucia si sarebbero rispecchiati uno nella visione dell’altra, pur nelle inevitabili, sottili sfumature con le quali ogni occhio degrada, arricchisce, modifica la realta' percepita.
Per il momento, non potevano davvero chiedere di piu'.



Claudio Chillemi
Utente junior

26 Post

Inviato - 01/03/2010 :  15:18:01  Mostra profilo  Cita e rispondi
Ehi, ragazzi! Questa parte del forum sta diventando una piccola miniera d'oro! E bravo Dragueur, racconto godibile e ben scritto, sbaglio o il nome del protagonista non e' proprio stato scelto a caso? Vedo il racconto come la metafora dell'amore, alla fine l'amore perfetto tra due persone non e' quello che ti permette di vedere le cose nello stesso identico modo della persona che ami? Un amore perfetto, ma quasi impossibile da realizzare...Bello.
Claudio
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Dragueur
Utente junior

Italia
30 Post

Inviato - 01/03/2010 :  15:52:54  Mostra profilo  Visita l'homepage di Dragueur  Cita e rispondi
Si', Claudio. Si tratta di una metafora, quasi un apologo dove tutto, anche i nomi dei personaggi( Ermete, ma anche Lucia...) ha in fondo a che fare con i concetti di vista/conoscenza... Credo che la SF, e il fantastico in generale, possano esprimere anche questo, riferendosi alla nostra grande, antica tradizione favolistico-didascalica (da Esopo a Fedro fino a Lafontaine, per citare solo i massimi...)
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Dario Tonani
Utente junior

Italia
22 Post

Inviato - 04/03/2010 :  14:17:02  Mostra profilo  Visita l'homepage di Dario Tonani  Cita e rispondi
Bello e ben scritto, concordo con Claudio. Devo confessare che da tre quarti in poi mi sarei atteso un finale (completamente) diverso, diciamo dall'incontro con la ragazza... E questo mi ha un po' spiazzato. Questione di "Punti di vista". Non e' che hai cercato uno sviluppo della storia che in qualche modo coinvolgesse anche il lettore in questa "Frammentazione soggettiva della percezione visiva"?
Ciao

www.dariotonani.it
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Dragueur
Utente junior

Italia
30 Post

Inviato - 05/03/2010 :  16:49:41  Mostra profilo  Visita l'homepage di Dragueur  Cita e rispondi
Grazie dell'attenzione, Dario Per curiosita', mi descrivi il finale che ti saresti aspettato? Magari e' piu' bello del mio ( in questo caso lo cambio, non ho problemi! )
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Dario Tonani
Utente junior

Italia
22 Post

Inviato - 06/03/2010 :  17:31:11  Mostra profilo  Visita l'homepage di Dario Tonani  Cita e rispondi
Ero pronto a scommettere che anche Ermete e Lucia fossero stati "contagiati" e, alla fine, dopo avere condiviso la complicita' della fuga si accogessero con orrore che anche loro si vedevano reciprocamente in modo molto diverso...

Punti di vista differenti anche tra i due fuggiaschi, insomma. E quindi una furibonda lite, o peggio. Magari soltanto la raggelante consapevolezza di avere condiviso un'illusione, mentre l'orrore continua a perseguitarti.

Ciao e buon weekend

www.dariotonani.it
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